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Sobrietà ed eleganza firmate Modourbano per il nuovo complesso residenziale di Milano

Si presenta essenziale e fine Procaccini 17, il nuovo complesso residenziale nel cuore di Milano, in zona Monumentale, firmato dallo studio Modourbano di Stefano Cergna, Luca Romagnoli e Marco Zuttioni. L’edificio ribalta l’approccio all’abitabilità metropolitana interagendo con l’ambiente spaziale e culturale e unendo lo Stile Milano del secondo Dopoguerra e degli anni Sessanta all’urbanistica contemporanea.

Il fabbricato riflette la disposizione dell’originale demolito con le facciate allineate alla particolare conformazione dei limiti dell’incrocio stradale, dove le due ali si incontrano formando un angolo acuto. Coerentemente con le normative urbanistiche il design è concepito per ripristinare il tessuto urbano armonizzando l’altezza dell’edificio a quella degli edifici circostanti.

I prospetti su strada applicano soluzioni tecniche specifiche come le facciate in pietra e i volumi aggettanti delle logge. L’effetto di questi ultimi interrompe il volume generando nella totalità un’immagine dinamica e contemporanea.

Quelli interni sono definiti da ampie terrazze lungo lo sviluppo del palazzo che evocano la tipica corte milanese, ovverosia balconi lungoterrazze che si affacciano sullo spazio aperto all’interno.

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Strani enigmi e curiosi misteri nelle ultime avventure di Sherlock Holmes

“Il taccuino di Sherlock Holmes” (“The Case-Book of Sherlock Holmes”) è la quinta ed ultima raccolta di racconti pubblicata da Arthur Conan Doyle e avente come protagonista Sherlock Holmes. Dato alle stampe nel 1927 il volume raccoglie dodici racconti pubblicati su riviste negli anni immediatamente precedenti. Nove racconti sono, come di consueto, narrati dal dottor Watson, uno (“La pietra di Mazarino”) è narrato in terza persona mentre due (“L’avventura del soldato dal volto terreo” e “La Criniera del Leone”) sono narrati in prima persona dallo stesso detective privato.

In questi racconti, che si muovono sul filo dell’ironia e dell’autoironia, sempre con l’aiuto di Watson Holmes deve risolvere strani enigmi ma anche dare una lezione ai malviventi che lo perseguitano per paura che possa smascherarli. Anche un curioso caso di vampirismo metterà alla prova l’intuito dei due eroi, poco disposti a dar credito a “leggende” che la mente umana non possa razionalmente spiegare.

Tutta l’arguzia ma anche il lato più umano di Sherlock Holmes raccontati dal fedele amico: è infatti dagli appunti del suo immancabile “assistente” che emerge un lato più intimo del celebre investigatore, attratto dai misteri che pongono sfide alla logica ma anche capace di prendere a cuore casi appartentemente disperati soltanto per non deludere clienti a dir poco eccentrici.

Volumi comprati dai clienti delle librerie e destinati alle biblioteche delle carceri italiane

Un tempo era il “caffè sospeso”, quello che si pagava nei bar per un amico in arrivo o un senzatetto in cerca di qualcosa di caldo da bere. Poi è diventato il “libro sospeso”, la pratica di comprare un volume in più per uno sconosciuto che lo ritira direttamente alla cassa. Ora questa versione ha trovato una sua variante dal titolo “Liberi di leggere”: quello che si lascia in sospeso è sempre un libro ma a riceverlo sono le biblioteche delle carceri italiane. A promuovere la proposta in tutta Italia è stata l’intraprendente Libreria Fanucci di piazza Madama a Roma. «Mi è arrivato un messaggio da un amico, Michele Gentile, libraio a Polla, in Campania – racconta Massimiliano Timpano, uno dei librai e autore per Bompiani – Mi ha detto che stava cominciando ad allargare la pratica del libro sospeso ad un carcere minorile e da lì abbiamo pensato di provarla sul piano nazionale».

La raccolta dei volumi per i detenuti italiani è iniziata ad ottobre ed è stata prorogata fino a fine novembre grazie al successo che ha avuto finora. «Abbiamo già cassetti pieni di libri acquistati dai nostri clienti abituali – asserisce Timpano – Uno di loro, ad esempio, ne ha comprati quattro». I libri non vengono scelti dai lettori ma sono gli stessi istituti penitenziari a indicare una lista di testi richiesti in modo da evitare che le biblioteche si riempiano soltanto di titoli vecchi. «Quello che manca spesso sono le novità, libri che parlino di qualcosa di più attuale», commenta il libraio e autore.

Non tutte le biblioteche degli istituti penitenziari sono uguali: dimensioni e modalità di accesso e fruizione cambiano da un carcere all’altro. «La biblioteca di Rebibbia a Roma, per esempio, è fondamentale perché vi si svolgono tante attività e un bel gruppo di persone vi lavora e la gestisce. In altri posti invece le biblioteche sono semplicemente piccole stanze chiuse – illustra Alessio Scandurra, coordinatore dell’osservatorio di Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale – Non sono moltissimi i detenuti interessati alla lettura ma se potessero scegliere in un catalogo più ampio sicuramente lo preferirebbero». Il numero di volumi all’interno delle biblioteche penitenziarie non è comunque basso, tuttavia uno dei problemi riguarda i testi in lingua straniera: «Le biblioteche non comprano libri ma ricevono donazioni, quindi non arrivano libri in lingua araba, giusto per fare un esempio».

Inizialmente ogni libreria aderente a “Liberi di leggere” si è messa in contatto con un penitenziario della zona per ricevere la lista dei libri da acquistare. In pochi giorni le adesioni si sono allargate e i volumi “sospesi” sono pronti ad essere inviati non solo alla biblioteca del carcere di riferimento ma anche a quelle in altre zone d’Italia. «Nessun libro andrà perso, se noi abbiamo testi che non vanno bene per Rebibbia li inviamo ad altri penitenziari – specifica Massimiliano Timpano – C’è chi ha bisogno di testi per minori e chi di quelli in lingua straniera. Non tutti gli istituti hanno le stesse richieste».

Il successo dell’operazione si è esteso così tanto da coinvolgere anche gli editori: Carocci, Laterza, Adelphi, Bompiani, Chiarelettere, Itaca e altri ancora hanno iniziato a donare alcuni volumi. Del resto uno degli obiettivi era anche fare sistema e lo scopo è stato raggiunto considerando che c’è un ritorno pubblicitario: «Editori piccolissimi riescono a farsi conoscere e autori che lavorano con editori minori sono stati notati e contattati da editori più grandi».