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Le aziende hi-tech californiane offrono smartphone e corsi di tecnologia agli indigenti

Oggi non avere uno smartphone significa restare tagliati fuori da un mondo di possibilità. Escludere gli emarginati dalla tecnologia significa chiudere loro la porta in faccia. Così lungo la costa ovest degli Stati Uniti le grandi corporation declinano la tecnologia come strumento per la lotta alla povertà e alle differenze economiche e sociali regalando smartphone o creando applicazioni ad hoc per i senza fissa dimora.

Le realtà che si occupano di usare la tecnologia al servizio dei più poveri sono sempre di più. L’ente no profit Community Technology Alliance di San Josè (California) regala cellulari a chi non se li può permettere. In quell’area metropolitana i poveri sono almeno 7mila 600. La stessa fondazione sta lavorando al progetto Mobile4all, un cellulare che non avrebbe più costi per le chiamate.

Altri colossi tecnologici mettono il loro sapere a disposizione di chi non ha mai avuto accesso ad Internet. Twitter, Yammer e Zynga fanno corsi di social network ai senza fissa dimora californiani. Zendesk, società che costruisce software, ha realizzato LinkSF, un’app per scoprire tutti i dormitori e le mense di San Francisco, dove il 40% dei senza dimora ha un cellulare. Il merito va ai Lifeline Phones, cellulari per telefonare e mandare SMS che l’amministrazione americana ha distribuito tra le fasce meno abbienti della popolazione.

Altre realtà del no profit pagano i loro beneficiari in tecnologia. Il Downtown Streets Team dà piccoli contributi a chi si occupa di lavori socialmente utili come la pulizia delle strade. Oggi sono ripagati anche con il credito dei loro telefoni, come accade a Holly Leonard, una signora di San Josè che ha trovato una casa grazie ad un’inserzione trovata sul web proprio via cellulare.

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Raccontare le notizie con i fumetti si può grazie ad un gruppo di disegnatori

«Ci sono storie, anche delicate e impegnative, che si prestano meglio di altre ad essere narrate attraverso il disegno». A parlare è Pietro Scarnera, fumettista tra gli ideatori di Graphic News, il primo sito web di informazione con notizie, reportage e rubriche disegnate, da oggi on line con le prime 9 storie. Frutto di oltre un anno di lavoro, Graphic News è un progetto di Pequod, cooperativa di 4 giovani provenienti dal mondo del fumetto, del giornalismo e della comunicazione con la collaborazione dell’associazione culturale Mirada di Ravenna, da anni punto di riferimento per il fumetto di realtà in Italia e crocevia di disegnatori da tutto il mondo.

«Gianluca Costantini, di Mirada, realizza da anni il progetto “Political Comics” e da tempo pensava di creare un sito di informazione a fumetti», racconta Scarnera. L’occasione si è presentata con il bando “Culturability – Fare insieme cooperativa” della fondazione Unipolis, rivolto agli under 35 con un’idea di impresa nei settori culturale e creativo. Il progetto Graphic News, già vincitore di “Incredibol 2014”, il bando del Comune di Bologna sull’innovazione creativa, è tra quelli selezionati. Per realizzarlo sono stati coinvolti diversi autori che ruotano attorno al festival Komikazen. «L’obiettivo era creare fumetti adatti ad essere letti sul web attraverso tablet e smartphone e abbiamo scelto due formati di lettura, le slide e lo scroll», spiega Scarnera.

Alle storie raccontate si aggiunge poi la prima rubrica, “Gaza Starts”, realizzata dallo stesso Gianluca Costantini. I temi trattati su Graphic News spaziano dall’economia al sociale, dalla cultura alle scienze e allo sport. «Puntiamo a pubblicare una storia alla settimana» è l’auspicio di Pietro Scarnera.

Tra le nove storie di esordio c’è “Povere Veneri” di Francesca Zoni sulla prostituzione di strada. «Francesca si è finta volontaria dell’associazione Via Libera, un gruppo di volontarie che avvicinano le ragazze, portano loro preservativi, fazzoletti, thè caldo o freddo e un po’ di compagnia – afferma Scarnera – Un giornalista o un fotografo difficilmente sarebbe riuscito a parlare con loro, con Francesca, invece, si sono aperte e anche per lei è stata un’esperienza vissuta, ne è rimasta molto coinvolta». Nelle tavole l’autrice è riuscita a far parlare le ragazze senza mai mostrarle e «nel racconto c’è molta sincerità».

Il genere resiste alla crisi e si rinnova

Regolarmente intellettuali e critici letterari ripropongono la stessa domanda: «La poesia è morta?». Se dovessimo dar retta a Giacomo Leopardi la risposta sarebbe affermativa: nello “Zibaldone” il Conte di San Leopardo temeva, infatti, che l’acculturamento di massa avrebbe creato una letteratura per tutti relegando la poesia a lettura per pochi. Ma come ben spiega Lello Voce, poeta, scrittore e performer dal grande carisma vocale tra i fondatori del Gruppo 93, «oggi con i nuovi media la poesia abita con assoluto agio tutto ciò che riguarda la contemporaneità, molto più della letteratura in generale».

Peraltro secondo i dati rilasciati da Nielsen le vendite della poesia nel 2014 non sono state negative. Tra gennaio e novembre vi è stato un aumento del venduto a copie (+6%) e una diminuzione di quello a valore (-3,8%). Quindi non solo la poesia non è morta ma è forse l’arte che più di tutte è in grado di adattarsi alle nuove società mediatizzate.

«La poesia – continua Voce – è l’unica arte esistente al mondo che ha cambiato il suo medium di trasmissione: è nata per essere orale, è diventata scritta e adesso torna ad essere orale. All’interno del campo poetico si gioca una delle partite più decisive per questo salto antropologico nel futuro».

Della stessa opinione sembra essere Sergio Garau, giovane poeta sardo, vincitore di numerosi poetry slam in Italia e all’estero. «Per capire quanto la poesia abbia successo i dati delle case editrici sono senz’altro rilevanti – afferma – ma non possono darne un’idea esaustiva. Bisogna tenerne conto e allo stesso tempo capire come considerare poesia in rete, slam e quant’altro».

Difficile dire in che direzione stia andando la poesia oggi e dove sarà pubblicata quella del futuro. Più facile affermare, invece, che il veicolo principale attualmente è il web, «per lo meno nelle sue espressioni più innovative e sintomatiche», sostiene la poetessa e critica letteraria Gilda Policastro.